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Lavinia, Izca e Michelina, tre donne, tre figure centrali nei romanzi di Gioconda Belli (La donna abitata) e Bianca Pitzorno (La sonnambula). Icza, antica guerriera Inca, ha combattuto i dominatori spagnoli, Lavinia, figlia dell'alta borghesia del Nicaragua, ha partecipato alla rivoluzione sandinista, Michelina è vissuta da brigante nella Terra di Lavoro. Donne realmente esistite con un destino comune. Nei documenti storici ufficiali dell’epoca sono state ricordate solo come eroine romantiche che hanno combattuto accanto ai loro uomini. Nella storiografia non ufficiale, nell’epopea popolare sono state tramandate come protagoniste e non come comprimarie. Nei racconti orali, nelle testimonianze dei loro compagni emergono come donne combattenti in difesa della propria terra. Hanno lottato per la libertà del proprio popolo contro le spietate dominazioni. Tre guerriere che hanno creduto nella giustizia sociale contro il patriarcato tirannico, la supremazia delle razze e dei generi. Il loro impegno è stato attivo e il loro contributo rilevante. Un contributo decisivo nelle scelte strategiche responsabilmente effettuate. La loro è stata un’assunzione di responsabilità non scevra da dubbi che le ha portate a scegliere da che parte stare: Lavinia donna della borghesia si è assunta un ruolo non condiviso dalla sua famiglia e dalla sua classe sociale ed è stata vista con diffidenza dal popolo per il quale combatteva e dall’uomo che con il quale condivideva i suoi ideali e la sua vita. Icza, donna inca, come molte donne della sua tribù, ha rifiutato la maternità per non metter a mondo dei figli schiavi e contro il volere della famiglia e con la benedizione materna ha scelto la guerriglia nella foresta. Michelina di Cesare è stata brigante nella Terra di Lavoro nella banda armata di Francesco Guerra. Ha comandato diversi gruppi in prima persona e si è fatta fotografare per propaganda con fucile e pistola, in tempi in cui la fotografia era un lusso sconveniente per una donna. Bianca Pitzorno di lei ci restituisce una figura umana attraverso gli occhi della sua bisnonna che negli anni non aveva dimenticato la durissima repressione e il corpo di Michelina, denudato, umiliato e esposto alla gogna nella piazza Mignano Montelungo. Una leggenda per la levatrice del paese e per ii contadini, tradita da delatori per pochi soldi, una guerriera umana per la bisnonna della scrittrice. Tre epoche diverse, tre terre lontane, lo stesso destino: essere ricordate come comparse quando furono protagoniste. La letteratura, a volte, fa ciò che la storia ufficiale non ha fatto: restituisce voce a chi ha combattuto senza essere riconosciuta. Lavinia, Icza e Michelina non sono figure romantiche accanto agli uomini. Sono la prova che le rivoluzioni, spesso, hanno avuto anche un volto di donna.

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